L’scrizione all’AIRE è una condizione necessaria ma non sufficiente per dimostrare la residenza all’estero. Vediamo un quesito che ci è giunto in questi giorni.

“Buongiorno, Avrei bisogno di informazioni rispetto a dichiarazione dei redditi da presentare in Italia per il 2017, dopo aver vissuto per 4 anni in Germania (Fino a Ottobre 2017), senza però essermi iscritta all’AIRE, purtroppo. Posso testimoniare con contratti di lavoro regolari e contratti di locazione di aver lavorato in Germania. Da Novembre 2017 lavoro e vivo a Roma. Vorrei capire come fare per evitare di avere problemi e rischiare di pagare le tasse due volte. Spero possiate consigliarmi! Grazie mille”

Risposta: La situazione è piuttosto controversa. La mancata iscrizione all’AIRE e quindi il fatto di risultare residente in Italia viene visto come un comportamento che necessariamente indica la residenza fiscale in Italia (molte sentenze di Cassazione si esprimono in questo senso ad esempio: Cass., sez. V, 28 ottobre 2015, n. 21970). In buona sostanza l’iscrizione all’AIRE viene considerato l’adempimento formale senza il quale il contribuente non ha possibilità di dimostrare la propria residenza all’estero: si tratta di una condizione necessaria MA non sufficiente. Sarà comunque possibile per l’Agenzia delle Entrate contestare la fittizzia residenza all’estero anche in caso di iscrizione all’AIRE: in tal caso il contribuente dovrà portare le evidenze di fatto che dimostrano la sua residenza all’estero: bollette, contratto di lavoro estero, contratto di affitto estero, utenze estere etc. etc. Le problematiche legate alla mancata iscrizione all’AIRE sono state trattate anche in giornali generalisti. Sulla base di quanto sopra quello che posso consigliare di fare è: – presentare dichiarazione dei redditi in Italia per i redditi da lavoro dipendente ricevuti in Germania unitamente ai redditi conseguiti in Italia. I redditi conseguiti all’estero potranno essere dichiarati secondo retribuzioni convenzionali (articolo 51 comma 8 bis, riportato di seguito), inoltre, in dichiarazione farà valere le imposte che ha già pagato in Germania quale credito di imposta (art. 165 comma 1 TUIR). Occorrerà valutare in sede di consulenza come comportarsi per le dichiarazioni degli anni pregressi. Secondo la guida del 2017 per evitare le doppie imposizioni sarebbe possibile presentare dichiarazione integrativa per poter beneficiare ancora del credito di imposta. Cliccare qui  per scaricare la guida contro le doppie imposizioni, pubblicata dall’Agenzia delle Entrate.

Segnaliamo per completezza che per i lavoratori italiani residenti che optano per il rimpatrio sono presenti agevolazioni. Anche in questo caso l’agenzia delle entrate ha pubblicato la Guida_Incentivi_fiscali_per_l’attrazione_di_capitale_umano.

Riferimenti normativi:

Il concetto di residenza fiscale nel TUIR

Art. 2 TUIR
Soggetti passivi
1. Soggetti passivi dell’imposta sono le persone fisiche, residenti e non residenti nel territorio dello Stato.
2. Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile.

La retribuzione convenzionale

“Art. 51 comme 8 bis – In deroga alle disposizioni dei commi da 1 a 8, il reddito di lavoro dipendente, prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti che nell’arco di dodici mesi soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni, è determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali definite annualmente con il decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 31 luglio 1987, n. 317, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 1987, n. 398. ”

Il credito d’imposta sulle imposte pagate all’estero

Art. 165 comma 1. Se alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi prodotti all’estero, le imposte ivi pagate a titolo definitivo su tali redditi sono ammesse in detrazione dall’imposta netta dovuta fino alla concorrenza della quota d’imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all’estero ed il reddito complessivo al netto delle perdite di precedenti periodi d’imposta ammesse in diminuzione.”

I principi e le informazioni illustrate nell’articolo devono essere integrate con una consulenza fiscale e con la messa in pratica di una serie di adempimenti fiscali per i quali puoi contattarci.

Lavoro all’estero. Dove pago le tasse?

Buona giornata,
Essendo in cerca di un lavoro a tempo indeterminato con qualifiche adeguate sto valutando un’offerta in UK. Senza considerare eventuali impatti da Brexit vorrei capire come sarebbero pagate le tasse con le regole attuali. Avrei intenzione di spostarmi in Inghilterra lasciando la famiglia in Italia – tornando un paio di volte al mese (mia moglie lavora ed i ragazzi sono già grandicelli, uno alle medie ed uno al liceo).
Anche se questa offerta non andasse a buon fine terrò conto delle vostre indicazioni anche per offerte in altri paesi europei.
Cordiali saluti ED

Risposta al quesito

Buonasera,

una risposta sintetica alle sue domande è:
– se risiede all’estero per più di 183 giorni e si iscrive all’AIRE allora pagherà le imposte solo nel paese in cui andrà a lavorare sia UK, o qualsiasi altro stato. Sempre immaginando un datore di lavoro anch’esso NON italiano.
In tutte le altre ipotesi paga le imposte in Italia detratte le imposte pagate all’estero.
La risposta è volutamente sintetica per spingere al massimo sulla chiarezza. Il fatto che la famiglia rimanga in Italia costituisce un possibile appiglio per l’Agenzia delle Entrate per chiedere l’assoggettamento dei redditi prodotti all’estero in Italia, per questo l’iscrizione all’AIRE è ancora più necessaria. Tenga conto che occorre essere in grado di dimostrare la propria residenza all’estero.
In bocca al lupo.