“Buonasera,
Sono la Dott.ssa Rossi(ndr nome di fantasia modificato per motivi di privacy, insegnante in una scuola paritaria primaria e pedagogista specializzata nei disturbi degli apprendimenti.
Vorrei aprire partita iva per offrire il servizio di pedagogista nel trattamento post diagnostico. Mi piacerebbe entrare a conoscenza dei rischi, le trattenute e tutto ciò che è necessario sapere per intraprendere un’esperienza professionale autonoma. Ringraziando per l’attenzione, porgo i migliori saluti”

 

L’avvio di una attività libero professionale di pedagogista richiede subito un chiarimento sotto il profilo tributario.

Per quanto l’attività professionale del pedagogista possa nel comune sentire essere assimilita ad una attività medica e/o sanitaria, nella realtà non è così. L’inquadramento corretto dell’attività del pedagogista è possibile ritrovarlo nella circolare 3 del 2 marzo 2016 dell’Agenzia delle Entrate. L’Agenzia delle entrate ha chiarito che l’attività del Pedagogista libero professionista è una attività inquadrata giuridicamente come di carattere sociale e non di carattere sanitario. Cosa significa in termini pratici?

  • L’attività del pedagogista è soggetta ad IVA 22%. Non rientrando tra le attività sanitarie non è prevista l’esenzione dell’art. 10 n. 18 del DPR 633/72
  • Le prestazioni del pedagogista non sono detraibili tra le spese sanitarie.

Pur esistendo delle associazioni di pedagogisti non esiste un albo professionale e quindi il pedagostia è soggetto all’iscrizione INPS gestione separata. Attenzione: l’iscrizione alla gestione e il versamento dei contributi è dovuto anche nel caso di dipendente a tempo pieno. L’aliquota è del 24% e si calcola sull’utile dell’attività professionale.

E’ possibile rimanere nel regime forfettario anche nel caso in cui si è lavoratori dipendenti. In tal caso è necessario che il reddito da lavoro dipendente non superi i 30.000 euro.

Tutti gli approfondimenti sul regime forfettario si trovano in questi due articoli: