Entrare nel mondo del dropshipping: quali sono i passi principali da compiere.

Sempre più spesso riceviamo richieste di informazioni riguardo il dropshipping. Vediamo in questo breve articolo di rispondere al quesito posto da un nostro lettore in cerca di informazioni su come avviare una attività di dropshipping.

“Salve vorrei entrare nel mondo del dropshipping  con diversi siti. Devo aprire la partita Iva? E relativa azienda?”

Chi si rivolge al commercialista per avere informazioni sul dropshipping si vedrà immediatamente indicare quali sono gli adempimenti fiscali e contributivi. In questo caso vogliamo soffermarci sugli aspetti PRIMA dell’apertura della partita iva.

Buongiorno vediamo alcuni  passi per entrare nel mondo del dropshipping.

Cosa fare PRIMA di aprire partita iva

– acquisire le competenze nella realizzazione di campagne marketing sulle piattaforme social (Facebook, Instagram…etc.) e di advertising (Adwords, Tradedoubler, etc,);
– individuare un dropshipper di riferimento (solitamente si comincia con aliexpress) e poi ci si muove nel mercato per cercare la soluzione migliore e differenti;
– acquisire le competenze e/o utilizzare piattaforme già pronte per mettere i prodotti in vendita con un proprio sito e relativo e-commerce (shopify tra i più utilizzati);
– Sottoscrivere un account paypal per ricevere i pagamenti degli acquisti e per pagare le vendite;
– Eseguire qualche test su un prodotto o servizio che si intende vendere (sull’opportunità di compiere dei test occorre fare attenzione a non violare la normativa fiscale)
– Una buona base di partenza per tutti gli aspetti legati ai diritti del consumatore e agli aspetti contrattuali e di privacy è quello indicato nel nostro articolo sull’e-commerce.

L’avvio della PARTITA IVA: i principali aspetti da considerare

Dando per scontato che tutte le prime cose indicate sopra ecco che arriviamo agli aspetti fiscali e burocratici:
– scegliere se aprire una ditta individuale, una società di persone o una società di capitali
– valutare il regime fiscale, anche sulla base delle scelte fatte al punto precedente
– fare le conseguenti aperture di partita iva, iscrizione in camera di commercio, iscrizione per contributi, segnalazione di avvio attività in comune.
Questo in sintesi cosa significa entrare nel mondo del dropshipping.
Su ciascun punto ci sono molti aspetti da approfondire ed è per questo che abbiamo creato la nostra consulenza avvio business.

Alcune risposte lampo a un quesito che ci è giunto in redazione al 7 agosto 2018

Buongiorno di seguito alcune risposte alle sue domande:

Sono in contatto con ditta con sede a Sofia x aprire sito x DropShipping di …. e  oggetti correlati.

Devo aprire subito partita iva o posso utilizzare codice fiscale e vedo come va l’attività (occasionale o meno). I ricavi devo comunque dichiararli?

Deve aprire subito partita iva se intende applicare la legge con la massima prudenza e non incorrere nel rischio che Le contestino lo svolgimento di attività commerciale senza aver fatto gli adempimenti di legge: partita iva, iscrizione CCIAA, iscrizione SCIA.

Devo aprire un conto corrente dedicato solo all’attività?

E’ consigliabile farlo per molti motivi. Sia in ipotesi di verifiche fiscali e sia per avere un semplice strumento per verificare l’andamento dello shop.

Ho già un lavoro come impiegata part-time, farei DropShipping per ‘arrotondare’ un po’, ma vorrei fare le cose correttamente, grazie

Il dropshipping richiede un impegno costante che è comunque conciliabile con un lavoro part-time. Molte persone si avvicinano a questo genere di attività partendo da un lavoro part-time. Spesso poi si finisce per fare una scelta ovvero proseguire e far crescere il negozio dropshipping oppure rimanere dipendenti.  Regolarizzare l’attività sotto il profilo fiscale e normativo rende l’attività di dropshipping remunerativa solo se si superano determinate soglie di utili.

Droshipping e partita iva in cooperativa

Salve, vorrei sapere se fosse possibile avviare un’attivita in dropshipping se si è soci lavoratori di una cooperativa e, pertanto, gia in possesso di partita iva e regime forfettario.. e se la risposta è si , vorrei sapere se si può  sfruttare la stessa partita iva o bisogna aprirne un’altra! Spero di essere stato chiaro.. cordiali saluti!
Risposta 

Una partita iva basta per due o più attività

Il fatto di essere soci di una cooperativa di per sè non impedisce di avviare un altra attività secondaria. Occorre verificare comunque quali sono le condizioni che si sono accettate per diventare soci della cooperativa e se ci sono dei vincoli nell’atto costitutivo della cooperativa.

In tutti i casi una partita iva è sufficiente per svolgere differenti attività economiche. Quindi non è necessario avere una partita iva separata.
In fine ricordiamo che occorre verificare se svolgendo le due attività non si superino i limiti di legge previsti per l’adesione al regime forfettario.

Viene prima il mercato o il fisco: pianificazione fiscale si…ma…

Buonasera

L’argomento per cui chiedo informazioni immagino sia stato largamente trattato ed in effetti ho letto abbastanza, ma in tutto quello che ho letto non ho trovato pienamente risposta.
Vorrei provare a formulare la domanda descrivendo uno scenario di attività svolta online(ecommerce) da operatori residenti in italia(diretta o succursale) per conto di società estera, ovvero:
Società estera ltd con sede LEGALE ed AMMINISTRATTIVA a malta piuttosto che irlanda , baleari o la neo uscita Inghilterra, apre un sito e-commerse, utilizzando come metodo di vendita il dropshipping, che si appoggia a server del paese di residenza FISCALE ed Amministrativa, ma il customercare viene affidato a dipendenti diretti Italiani che lavoreranno in remoto, quindi da casa e non in una sede lavorativa , i quali non hanno rapporto diretto di vendita col cliente, la banca sarà del paese di residenza fiscale…
descrivendo questo scenario mi chiedo dove vengano pagate le tasse, e quali all’estero e quali in Italia?
avrebbe senso o convenienza?
Un pò come fa amazon.

Grazie mille della vostra disponibilità

Risposta

Prima il mercato e poi il fisco

Buongiorno

ci troviamo di fronte ad una vera e propria  richiesta di consulenza che deve essere valutata sulla base di casi concreti e quindi necessariamente una risposta informativa potrebbe creare false convinzioni.
Occorre valutare inoltre le singole ipotesi (Malta, Irlanda…etc.) sulla base degli accordi sulla doppia imposizione.
In questa sede possiamo solo rimarcare che le necessità logistiche e di pianificazione di Amazon vengono prima delle ragioni di risparmio fiscale. In altre parole prima si fanno i numeri che fa Amazon, si conquista il mercato, si prende possesso di una posizione dominante sul mercato e poi si fa “shopping fiscale” scegliendo la nazione di residenza fiscale migliore.  Se guardiamo la storia di tutte le grandi aziende sul mercato si verificherà che così si sono comportate tutte le aziende.
Facebook è prima diventato un gigante in USA e poi ha aperto una sede in Irlanda per l’Europa e non viceversa. Amazon ha seguito un percorso analogo passando dal Lussemburgo fino ad arrivare, per esigenze organizzative ed operative, di aprire una stabile organizzazione in Italia. Certo nulla vieta di muoversi in controtendenza se si hanno disponibilità economiche tali da sopportare impalcature fiscali pesanti. Occorre poi considerare che  la normativa fiscale guarda sempre più spesso alla sostanza organizzativa e non alla forma. Sul tema la normativa antielusione è ormai condivisa in molti paesi europei e non.
In bocca al lupo…