Le movimentazioni bancarie, attive o passive, possono essere prese a base per l'emissione di avvisi di accertamento o di rettifica del reddito dichiarato dal contribuente qualora il contribuente:

– non dimostri di averne tenuto conto ai fini della determinazione del reddito imponibile, oppure,

– non dimostri che tali somme non hanno rilevanza al fine della determinazione dell'imponibile.

 

Ciò è quanto sancito, in estrema sintesi dall'art. 32 del DPR 600/73.

In una recente sentenza della Corte di Cassazione (Sent. n. 13819 del 3 maggio 2007), i giudici sono intervenuti per chiarire che la prova contraria fornita dal contribuente "non  può  essere  solo generica e cioè relativa all'attività esercitata (ndr. nel caso specifico la giustificazione addotta dal contribuente era che l'attività di amministratore di condominio necessariamente comportava il maneggio di denaro altrui che transitava sul proprio conto corrente), ma  deve  essere  altresì, specifica in quanto, stante la presunzione di cui all'art. 32 del D.P.R.  29 settembre 1973, n. 600, se il contribuente utilizza il conto corrente a  lui personalmente intestato anche per maneggio di danaro altrui deve fornire  la prova  specifica  –  rectius,  analitica  –  della  riferibilità   di   ogni movimentazione bancaria alla sua attività  di  maneggio  di  danaro  altrui, diversamente la  rispettiva  movimentazione,  in  assenza  di  altra  idonea giustificazione, è configurabile quale corrispettivo non dichiarato."

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