Controlli ex art. 36 bis DPR 600/1973

L’attività di controllo formale della dichiarazione,  previsto dall’art. 36 bis del DPR 600/1973,  e la successive rettifica della dichiarazione deve avvenire sulla base della disamina della documentazione e sull'eventuale difformità della stessa dalla letterale previsione della norma.

E’ quanto risulta da una recente sentenza della Corte di Cassazione[1], nella quale l’ufficio aveva ritenuto di attivare la procedura ex art. 36  ed aveva iscritto a ruolo Irpef, interessi e sanzioni,  in considerazione   della ritenuta non deducibilità delle somme  versate,  alla  Cassa  di  previdenza forense, a titolo di contributo integrativo. La cassazione ha ritenuto tale procedura  non correttà in virtù del fatto che il potere di liquidazione ex art. 36-bis del D.P.R. n.600/1973,  trovando la sua fonte in una  norma  di carattere eccezionale, è esercitatile solo allorquando l'indeducibilità degli oneri  sia desumibile ictu  oculi, dal controllo formale della dichiarazione (e della allegata documentazione),  da cui emerga che il titolo è diverso da quello previsto dalla lettera della legge.

E’ necessario un formale atto di accertamento compiutamente  motivato, quando,  la rettifica della dichiarazione, e la conseguente  pretesa impositiva siano fondati sull'interpretazione della norma. Nel caso specifico infatti la non deducibilità del contributo
integrativo risulta dall’interpretazione dell’art. 10 DPR 917/1986 ( oneri deducibili dal reddito) e dell’Art. 11 della Legge n. 576/80
(istitutiva del contributo integrativo).

[1]  Sent. n. 14019 dell'8 maggio 2007 (dep. il 15 giugno 2007)

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