La Suprema Corte precisa che in caso di operazioni con intestazione fittizia delle fatture, la deduzione dei costi è possibile solo se l’imprenditore dimostra di non essere stato a conoscenza della illiceità dell’operazione.

La Corte di Cassazione ha meglio delimitato, con la sentenza del 24/07/2009, n. 17377, la questione relativa alla deduzione di costi in caso di emissione di fatture relative ad operazioni soggettivamente inesistenti. La nozione di operazione “soggettivamente inesistente” è frutto di un’elaborazione giurisprudenziale sviluppatasi in materia di IVA che vede l’applicazione di principi ispirati alle regole generali del contenzioso tributario; L’emissione della fattura da parte di un soggetto diverso da quello che ha effettuato la cessione o prestazione, come la giurisprudenza di legittimità ha chiarito nel corso degli anni in diverse pronunce, non può ricondursi né alla fattispecie di cui all’art. 41, co. 3, del DPR 26/10/1972, n. 633 (emissione di fattura con indicazioni incomplete/inesatte) né alla fattispecie di cui all’art. 21, co. 2, n. 1, del suddetto decreto (omissione dell’indicazione dei soggetti tra cui è effettuata l’operazione). L’operazione in esame deve essere qualificata quale “soggettivamente inesistente” e in tal senso deve essere versata la relativa imposta non essendo consentita la detrazione di fatture emesse da chi non è stato controparte nel rapporto. Da un lato deve sussistere l’effettività dell’acquisto e dall’altro la simulazione soggettiva. L’imprenditore che però abbia operato in buona fede non essendo a conoscenza della intestazione fittizia delle fatture, facendo affidamento sulla liceità dell’operazione, non può essere sfavorito nel suo diritto ad ottenere la deduzione dei costi dall’accadimento di fatti estranei alla sua sfera di conoscenza e di azione. La prova di tale circostanza, tuttavia, deve comprendere tutti i profili indicati dalla legge e, pertanto, non risulta facile; non può infatti limitarsi alla dimostrazione da parte del privato di aver ricevuto la merce e di aver pagato il corrispettivo, non essendo fatto idoneo a dimostrare l’estraneità del committente/cessionario alla frode ma deve dimostrare in modo incontrovertibile la non conoscenza da parte dell’imprenditore della operazione illecita.

Daniela Testa
Redazione MAP

 

Fonte: www.solmap.it

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