Azionariato Popolare – Art. 51 Tuir 

L'art. 51, alla lettera g, prevede che il valore delle azioni offerte alla generalità dei dipendenti per un importo non superiore complessivamente nel periodo d'imposta  a  lire  4 milioni [euro 2.065,83; n.d.r.], non concorre a formare il reddito di lavoro dipendente, a condizione che a condizione che  non  siano  riacquistate dalla società emittente o dal datore di lavoro o comunque cedute prima  che siano trascorsi almeno tre anni dalla percezione; qualora le  azioni  siano cedute prima del predetto termine, l'importo che non ha concorso a  formare il reddito al momento dell'acquisto è assoggettato a tassazione nel periodo d'imposta in cui avviene la cessione.

Con la Ris. n. 174/E del 20 luglio 2007, l'Agenzia delle Entrate, fornisce chiarimenti in merito alla corretta interpretazione dell'Art. 51 del TUIR.

 

L'istante chiedeva se la cessione delle azioni da parte dei dipendenti, entro i tre anni,  avvenga sulla base di disposizioni di carattere regolamentare contenute nel piano di assegnazione delle azioni, si dovesse procedere alla tassazione prevista dall'art. 51 lettera g.

…omissis… 

Quesito
La società istante ha introdotto un piano  di  incentivazione  azionaria rivolto ai propri dipendenti mediante assegnazione di azioni  della  società di diritto lussemburghese Beta, società in accomandita per azioni di cui  lo stesso istante è socio accomandatario.
   

In base al regolamento del  piano,  le  azioni  sono  state  offerte  ai dipendenti ad un  prezzo  scontato  con  l'intendimento  –  ricorrendone  le condizioni – di beneficiare dell'agevolazione fiscale prevista dall' art. 51, comma 2, lettera g), del testo unico delle imposte  sui  redditi,  approvato con D.P.R. 22 dicembre 1996, n. 917 (Tuir).
    Le azioni così assegnate sono state immesse in un deposito  vincolato  a nome del dipendente presso una fiduciaria  italiana  e  non  possono  essere cedute  per  un  periodo  minimo  di  tre  anni  decorrenti  dalla  data  di assegnazione, coerentemente con la normativa francese in materia.
    Il regolamento del piano di azionariato, in conformità  con  lo  statuto della società emittente, prevede che la  qualifica  di  socio  possa  essere rivestita esclusivamente da persone fisiche che  risultino  alle  dipendenze della società istante o  altre  società  appartenenti  al  gruppo  Alfa.  Il medesimo statuto prevede, inoltre, che nel caso in cui  il  socio  perda  lo status  di  dipendente  di  una  società  del  gruppo,  le  azioni   vengano coattivamente cedute o riscattate.
    La società istante evidenzia, quindi, che l'evento sopra richiamato  può verificarsi in deroga  al  vincolo  triennale  di  detenzione  delle  azioni previsto all'atto dell'assegnazione e  che  il  trasferimento  delle  stesse avviene in sostanza in forma obbligatoria senza che sussista  alcun  margine di intervento da parte degli ex  dipendenti,  sia  per  quanto  riguarda  il momento della cessione, sia relativamente al prezzo di tale trasferimento.
    Viene chiesto di  conoscere,  pertanto,  se  la  cessione  avvenuta  nel triennio con le modalità sopra descritte faccia venir meno il regime fiscale di favore previsto dal citato art. 51, comma 2, lettera g), del Tuir.

Soluzione interpretativa prospettata dal contribuente

    L'istante ritiene che la cessione coattiva  delle  azioni  assegnate  ai dipendenti avvenuta entro i primi tre anni dall'assegnazione che si verifica nel caso di risoluzione del rapporto di lavoro dipendente,  non  comprometta l'applicabilità delle disposizioni agevolative di cui all'art. 51, comma  2, lettera g), del Tuir.
    Nel caso di specie il trasferimento  delle  azioni  avviene  infatti  in forma obbligatoria, non viene lasciato alcun margine di scelta ai dipendenti e, infine, non è lasciata la facoltà di monetizzare  liberamente  il  valore delle azioni in quanto non solo il trasferimento delle azioni  ma  anche  la fissazione  del  momento  e  del  prezzo  di  tale   trasferimento   non   è riconducibile alla volontà del dipendente.
    L'istante  ritiene  pertanto  che  la  fattispecie   rappresentata   non comprometta  l'applicabilità  delle  disposizioni  agevolative  previste  in materia del cosiddetto “azionariato popolare”.

Parere dell'Agenzia delle Entrate

    L'art. 51, comma 2, lettera g), del Tuir, che disciplina  il  cosiddetto “azionariato popolare”, prevede che non concorre a  formare  il  reddito  di lavoro dipendente “il  valore  delle  azioni  offerte  alla  generalità  dei dipendenti  per  un  importo  non  superiore  complessivamente  nel  periodo d'imposta a euro 2.065,83, a condizione che  non  siano  riacquistate  dalla società emittente o dal datore di lavoro o comunque cedute prima  che  siano trascorsi almeno tre anni dalla percezione; qualora le azioni  siano  cedute prima del predetto termine, l'importo che  non  ha  concorso  a  formare  il reddito al momento dell'acquisto è assoggettato  a  tassazione  nel  periodo d'imposta in cui avviene la cessione.”
    L'Agenzia delle Entrate ha chiarito in diverse occasioni che il  vincolo temporale di mantenimento delle azioni imposto al dipendente  risponde  alla necessità di escludere che l'operazione di assegnazione sia  realizzata  con il fine di sottrarre una parte di retribuzione alla tassazione progressiva.
    Naturalmente  la  scelta  effettuata  dal  legislatore  risponde   anche all'esigenza di creare una reale  fidelizzazione  da  parte  del  dipendente durante il periodo successivo all'esercizio dell'opzione, in linea,  quindi, con il meccanismo di incentivazione che caratterizza le stock option.
    In particolare,  con  la  risoluzione  n.  118/E  del  12  agosto  2005, l'Agenzia delle Entrate ha affermato che “Qualora  le  azioni  siano  cedute prima del termine del triennio, l'importo che non ha concorso a  formare  il reddito al momento dell'acquisto è assoggettato  a  tassazione  nel  periodo d'imposta in cui avviene la cessione, quale compenso  in  natura  di  lavoro dipendente. Un  analogo  recupero  a  tassazione  è  previsto  nel  caso  di riacquisto da parte del  datore  di  lavoro  e  della  società  emittente  a prescindere dal periodo di possesso”.
    Nella  medesima  risoluzione  è  stato  inoltre  riconosciuta  come  non pregiudizievole, al fine di beneficiare del particolare regime di favore, la cessione delle azioni avvenute entro il triennio in quanto dipendente da  un obbligo di legge tale da rendere non configurabile una fattispecie elusiva.
    Occorre precisare che l'ipotesi che ricorreva faceva riferimento ad  una situazione nella quale la società capogruppo ha ritenuto utile esercitare un diritto riconosciuto da disposizioni normative vigenti  che  ha  determinato una cessione obbligatoria delle  azioni  assegnate  non  riconducibile  alla volontà dei soggetti interessati,  sia  dei  lavoratori  che  della  società controllata che aveva effettuato l'assegnazione delle medesime azioni.
    Nel caso ora rappresentato dall'interpellante, va rilevato che il  piano azionario  che  disciplina  i  criteri  di  assegnazione  delle  azioni   ai dipendenti nonché le modalità di regolamentazione, prevede espressamente  un vincolo di indisponibilità di trentasei mesi,  periodo  entro  il  quale  le medesime azioni non possono essere cedute.
    Il citato regolamento prevede, altresì, in caso  di  pensionamento,  che l'assegnatario ha il diritto-dovere di cedere tutte le azioni, anche  se  la cessazione del rapporto di  lavoro  interviene  nel  corso  del  periodo  di indisponibilità.
    Nel caso di specie, tuttavia, ancorché la cessione delle azioni da parte dei dipendenti avvenga sulla base di disposizioni di carattere regolamentare contenute nel piano stesso, in forma obbligatoria  e  senza  lasciare  alcun margine di scelta ai dipendenti, non sembra  siano  rispettati  i  requisiti previsti  dall'art.  51  del  Tuir  per  l'applicazione   della   tassazione agevolata. D'altro canto, le disposizioni del regolamento  che  disciplinano l'assegnazione delle azioni ai dipendenti non possono  essere  equiparate  a disposizioni di legge che consentirebbero  una  tassazione  agevolata,  come
precisato nella richiamata risoluzione n. 118/E del 2005, in presenza di una cessione obbligatoria delle azioni prima  della  scadenza  del  triennio  di possesso.
    Pertanto, non si ritiene di poter condividere la  soluzione  prospettata dall'interpellante, per cui il valore delle azioni assegnate  ai  dipendenti dovrà essere assoggettato a tassazione come  reddito  di  lavoro  dipendente quando le azioni siano cedute prima del decorso dei tre anni dalla  data  di assegnazione,  anche  nell'ipotesi  in   cui   ciò   avvenga   per   effetto dell'interruzione del rapporto di lavoro.