L'introduzione del meccanismo del reverse charge, nel settore dell'edilizia, operato dall'art. 1 comma 44 della L. 296/2006 (Finanziaria 2007), ha creato non poche dubbi applicativi tra gli operatori del settore. L'agenzia delle Entrate ha emanato dapprima la circolare n. 37/E del 29 dicembre 2006, con la quale si chiariva che il settore edile deve essere identificato facendo riferimento alla tabella di classificazione delle attivita' economiche ATECOFIN (2004), con particolare riferimento alla sezione F della richiamata tabella, che indica i codici riferiti alle attivita' di "Costruzioni".

Il regime del reverse charge, come chiarito nella circolare 37/E, trova applicazione nelle ipotesi in cui soggetti subappaltatori rendono  servizi ad imprese del comparto dell'edilizia che si pongono quali appaltatori o, a loro volta, quali subappaltatori, in relazione alla realizzazione dell'intervento edilizio. Per converso, non si applica alle prestazioni rese direttamente, in forza di contratti d'appalto, nei confronti di imprese di costruzione o di ristrutturazione.

Ulteriore chiarimento applicativo è giunto con la  circolare n. 19/E del 4 aprile 2007, a parziale rettifica di quanto chiarito con la predetta circolare n. 37/E del 2006, sono state fornite ulteriori precisazioni riferimento all'applicazione del regime del reverse charge da parte delle societa' consorziate.

In particolare e' stato chiarito che, quando nella esecuzione dei lavori edili intervengano organismi di natura associativa ai quali sia attribuita una funzione esterna, da un lato si deve escludere che le imprese consorziate possano fatturare direttamente all'appaltatore o subappaltatore con il meccanismo del reverse charge, dall'altra le prestazioni rese dai consorziati al consorzio assumono la medesima valenza delle prestazioni resedal consorzio ai terzi, in analogia con quanto previsto dall'art. 3, comma  3, del D.P.R. n. 633 del 1972, con riferimento al mandato senza rappresentanza. Pertanto le prestazioni rese dai consorziati al consorzio sono soggette anch'esse al regime del reverse charge.

Da ultimo la risoluzione del 13/07/2007 n. 172, pone l'accento sulla corretta qualificazione, ai fini del reverse charge, dei contratti posti in essere dalle parti. Si avverte infatti, che la qualificazione del contratto non deriva, dal nomen juris, attribuito dalle parti,  bensi' dagli  effetti  prodotti ,dal contratto, in base alla comune intenzione dei contraenti,  conformemente a quanto disposto dall'articolo 1362 del codice civile.

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