8 LA FISCALITÀ INTERNAZIONALE

8.1 L’introduzione della c.d. White list

D. La sostituzione delle black list con una o più white list crea un problema procedurale in sede di applicazione delle norme antiabuso (CFC, deducibilità dei costi, ecc.). Per fare l’esempio più significativo, mentre oggi i soggetti che acquistano merce dall’estero si preoccupano di evidenziare in dichiarazione solo le transazioni con soggetti domiciliati in paesi black list, in futuro dovrebbero evidenziare tutte le operazioni con soggetti non domiciliati in paesi white list.

 

Ma la norma non spiega in che modo il contribuente debba documentare la residenza della controparte. In particolare: – se per residenza si intenda quella definita dalla legge dello Stato estero, o quella deifinita dalle convenzioni vigenti fra questo Stato ed altri Stati (questa seconda ipotesi pare da escludere visto il confronto con l’articolo 27 bis del Dpr. 600/73); – se – per documentare l’inclusione dello Stato estero nella white list – il contribuente debba acquisire una dichiarazioni dello Stato estero, una dichiarazioni semplice della società estera (come previsto dall’articolo 6 del D.Lgs. 239 del 1996) o sia sufficiente basarsi sulla sede indicata nella corrispondenza con la società estera.

R. Il comma 10 dell’articolo 110 del TUIR, come recentemente modificato dalla legge finanziaria, stabilisce il divieto di deducibilità per le spese derivanti da operazioni intercorse con soggetti residenti ovvero localizzati in Stati o territori diversi da quelli inclusi nella lista di cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dell’articolo 168-bis. Risulta quindi fondamentale, per una corretta applicazione della norma citata, precisare il concetto di residenza.
A tale proposito, si ritiene possibile richiamare, ove esistenti, i criteri definiti dalla Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata con lo Stato interessato. In mancanza, il concetto di residenza può essere ricavato dai principi internazionalmente riconosciuti in materia, in primo luogo quelli delineati dall’articolo 4 del modello di Convenzione OCSE contro le doppie imposizioni. Occorre tuttavia rilevare che il nuovo disposto normativo fa riferimento “alle imprese residenti ovvero localizzate” in Stati o territorio non inclusi nella futura white list. L’espressione – “residenti o localizzate” – utilizzata dal legislatore nel novellato comma 10 dell’articolo 110 del TUIR è volutamente generica ed è quindi idonea ad includere non solo le imprese residenti, ma anche le stabili organizzazioni e le imprese che possono essere considerate ivi localizzate in base a criteri di collegamento diversi dalla residenza. Per quanto riguarda il profilo probatorio, in assenza di una norma che disponga in ordine alla prova della residenza o localizzazione dell’impresa estera, si ritiene utile, a tal fine, qualsiasi mezzo di prova, come ad esempio la certificazione della competente Autorità estera, una dichiarazione rilasciata ad hoc dall’impresa estera ovvero la comune documentazione commerciale da cui sia possibile desumere che quest’ultima risiede con una propria struttura nel Paese estero (fatture, corrispondenza, ecc.).

Fonte: circolare 12/2008 

Una volta a settimana solo informazioni utili

Informati per vincere il fisco

Benvenuto!