Chiunque abbia a disposizione un blog e abbia un numero di visite un pò sostenuto, intorno ai mille visitatori al giorno, può provare a utilizzare Adsense per ospitare sul proprio blog pubblicità di terzi e ottenere qualche piccola somma.  Ci ha contattato Gaetano e ci ha chiesto: ho un piccolo blog con circa 1000 visitatori al giorno e faccio pubblicità con  Google Adsense (ho un paio di banner) ricavando quando va bene circa 40 euro mese. Devo aprire partita IVA? Ho già consultato tre commercialisti e due mi hanno detto che assolutamente non devo mentre uno mi ha detto che se non apro partita iva finirò certamente nei guai. Chi ha ragione?

Domande simili a questa ci sono state poste molte volte.  Vediamo cosa dice la legge in proposito.

L’apertura della partita iva è richiesta se l’attività presenta due requisiti fondanti:

  • il requisito dell’abitualità
  • il requisito della professionalità.

Il requisito dell’abitualità si contrappone a quello della occasionalità e cioè se svolgi ogni giorno per 8 ore al giorno questa attività, che sia impostare campagne su Adsense oppure vendere oggetti su ebay, ebbene in questo caso sembra che sia presente il requisito dell’abitualità.

Il requisito della professionalità difficile da definire si realizza quando accanto all’attività svolta si accompagnano adeguate competenze nel settore.

Un altro elemento spesso utile a definire se una attività è svolta in maniera imprenditoriale e quindi soggetta all’apertura della partita iva è quella dell’organizzazione. Sebbene l’articolo 55 del TUIR preveda che l’attività di impresa sussiste anche in caso di assenza di organizzazione. Di fatto approntare un’organizzazione apposita per lo svolgimento dell’attività può essere un indicatore della professionalità e dell’abitualità dello svolgimento: attrezzo il box di casa per fare il falegname oppure affitto un ufficio.

La difficoltà di definire con precisione quale è il confine tra attività occasionale e quindi non soggetta a partita iva e attività abituale|professionale|organizzata e quindi soggetta a partita iva ha fatto in modo che ci siano molte sentenze che si sono pronunciate sul punto. Ed ha fatto in modo che Gaetano ricevesse pareri contrastanti e differenti dai commercialisti.

L’orientamento giurisprudenziale dominante è quello di considerare professionale quelle attività svolte con continuità, abitualmente, tutti i giorni etc.

Tornando al quesito: Ho entrate di circa 40 euro/mese da Adsense devo aprire partita iva? La risposta è complessa. Occorre verificare quale sia l’attività svolta oltre ad Adsense. Proviamo quindi, in assenza di informazioni a fare un esempio più dettagliato e a dare una risposta. Se faccio l’impiegato tutto il giorno, assunto con lavoro a tempi pieno, e la sera curo il mio blog di orologi, di cui sono appassionato, dal quale ricavo qualche euro di pubblicità  devo aprire partita iva. Da una lettura breve della giurisprudenza e anche dalla norma crediamo si possa verificare che una attività simile non è una attività svolta in modo abituale, sembra mancare anche il fine di lucro. E quindi in questo caso ci sentiamo di escludere l’obbligo di aprire partita iva. Del resto un blog che non sia aggiornato con continuità denuncia già una occasionalità del lavoro di cura del blog. Molto diverso invece sarebbe il caso di chi cura account Adsense o Adwords per conto di terze persone. In questo caso è evidente che esiste lo svolgimento di una attività che viene rivolta verso terze persone…e quindi sussistono gli elementi per una prestazione di servizi verso terzi.

E’ fuori di dubbio alcuno invece che i proventi ricevuti da google Adsense e da altri programmi di affiliazione pubblicitaria (tradedoubler, outbrain.. etc. etc.) devono essere inseriti nella dichiarazione dei redditi. Se non si ha partita iva saranno inseriti tra i redditi diversi di cui all’art. 67 del testo unico delle imposte sui redditi.

Alcuni riferimenti legislativi che costituiscono la base per lo studio della questione.

Art. 55 TUIR. Sono redditi d’impresa quelli che derivano dall’esercizio di imprese commerciali. Per esercizio di imprese commerciali si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, delle attività indicate nell’art. 2195 c.c….omissis

Art. 2195 – Imprenditori soggetti a registrazione:

Sono soggetti all’obbligo dell’iscrizione nel registro delle imprese gli imprenditori che esercitano:
1) un’attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi;
2) un’attività intermediaria nella circolazione dei beni;
3) un’attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;
4) un’attività bancaria o assicurativa;
5) altre attività ausiliarie delle precedenti.
Le disposizioni della legge che fanno riferimento alle attività e alle imprese commerciali, si applicano se non risulta diversamente, a tutte le attività indicate in questo articolo e alle imprese che le esercitano.

C.T. Reg. Firenze 9.5.2016 n. 826/31/16

Art. 2082 c.c. È imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi.

Art. 5 DPR 633/72 Testo Unico IVA – Esercizio di arti e professioni

Per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro autonomo da parte di persone fisiche ovvero da parte di società semplici o di associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche per l’esercizio in forma associata delle attività stesse.
Non si considerano effettuate nell’esercizio di arti e professioni le prestazioni di servizi inerenti ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di cui all’art. 49 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 597, nonchè le prestazioni di lavoro effettuate dagli associati nell’ambito dei contratti di associazione in partecipazione di cui all’articolo 49, comma 2, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (1) rese da soggetti che non esercitano per professione abituale altre attività di lavoro autonomo. Non si considerano altresì effettuate nell’esercizio di arti e professioni le prestazioni di servizi derivanti dall’attività di levata dei protesti esercitata dai segretari comunali ai sensi della legge 12 giugno 1973, n. 349, nonché le prestazioni di vigilanza e custodia rese da guardie giurate di cui al regio decreto-legge 26 settembre 1935, n. 1952.

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