Domanda:

Buongiorno,
sono una psicologa, lavoro come libero professionista e sono nel regime forfettario. Da qualche mese, oltre al lavoro con i pazienti, ho preso in gestione uno studio in cui lavorano altri professionisti.
Ho un contratto di affitto con il proprietario dell’immobile e pago mensilmente il canone.
Mi è stato consigliato di utilizzare il contratto di riaddebito di spese comuni tra professionisti per ripartire il costo dell’affitto con gli altri colleghi che utilizzano gli spazi, con il limite di non superare il prezzo dell’affitto che io stessa pago. Se il numero di collaboratori dovesse aumentare, per le entrate in eccedenza, mi hanno detto di usare il contratto di servizi.
Ho dei dubbi che riguardano l’uso delle due tipologie di contratto; è corretto agire in questo modo?
Inoltre, vorrei chiedere se le quote che percepisco come riaddebito sono da tassare o se, non costituendo un reddito vero e proprio, sono esenti dal versamento delle tasse e del contributo previdenziale.
Grazie per l’attenzione.

Risposta:

Buongiorno,

Si può scegliere se riaddebitare le spese ai professionisti che utilizzano i locali oppure scegliere di stipulare con loro un contratto di servizi. I due contratti sono differenti ed hanno differenti implicazioni sui diritti e i doveri della parti nel contratto.

Se riaddebita in fattura gli affitti ai suoi colleghi questi non dovrebbero  costituire  reddito ai fini dell’imposta sostitutiva. Su questo punto si era pronunciata l’agenzia delle entrate, prima però che venisse introdotto il regime forfettario nel nostro ordinamento. C’è da considerare, ai fini di valutare la convenienza del regime forfettario nel caso specifico, che  che in quanto forfettario non ha la possibilità di dedurre i costi se non in modo forfetario.

Gli affitti percepiti, anche quale riaddebito di spese, non è soggetto al contributo previdenziale Enpap.