Gli errori più comuni commessi dai contribuenti che sono in regime forfettario e che fanno a meno del commercialista.

Si rivolgono sempre più spesso al nostro ufficio, contribuenti in regime forfettario che hanno deciso di puntare al risparmio e lo hanno fatto procedendo in autonomia ad aprire la partita iva. Ottima scelta e soprattutto strada percorribile con l’aiuto di un qualche manuale professionale da portare sempre con sè. Altri contribuenti invece pagano il servizio di apertura della partita iva e scelgono il commercialista solo al momento della compilazione della dichiarazione dei redditi. Senza una consulenza costante durante l’anno e senza la consulenza fiscale al momento dell’avvio ecco gli errori più comuni a cui ci siamo trovati di fronte.

Omessa presentazione di dichiarazione Intrastat.

E’ forse uno degli errori che può costare più caro tra tutti gli errori tipici di chi si avventura nella gestione degli adempimenti della propria posizione fiscale. Solitamente quello che succede è che si acquista da un sito internet in lingua italiana e si comunicano tutti i dati compresa la partita iva. La sorpresa arriva quando si effettua il download della fattura: solo allora si scopre di aver comprato da un venditore belga, tedesco o comunque di qualche paese europeo. Se la fattura non contiene l’indicazione dell’IVA si è obbligati a presentare gli elenchi riepilogativi INTRASTAT: con questa comunicazione si fa presente di aver acquistato dei servizi in un altro paese europeo e di essere quindi obbligati a versare l’iva in Italia. Quali sono le sanzioni per omessa presentazione degli elenchi INTRASTAT? “La sanzione va da 516,00 a 1.032,00 euro per ciascun elenco Intrastat non presentato ma, la presentazione dell’elenco omesso entro il termine di 30 giorni dall’invito dell’ufficio competente a riceverlo o incaricato al controllo, determina la riduzione della sanzione alla metà.”

Errori nell’inquadramento dell’attività e omesse iscrizioni INAIL o INPS.

Ci capita spesso di vedere situazioni nelle quali un professionista ha inquadrato la propria attività come se fosse un artigiano e viceversa. In questo caso è difficile dire quali possono essere le conseguenze in caso di verifiche. Di certo in molti casi una scelta sbagliata porta, se non altro al pagamento di imposte o contributi in misura maggiore al dovuto!

Errori nella scelta del codice attività, il cosidetto codice ATECO.

Sbagliare codice ATECO può portare a conseguenze piuttosto serie, soprattutto se il codice ATECO che si è scelto consente un tetto di fatturato maggiore di quello a cui si aveva effettivamente diritto. Anche qui non ci sono casi di controlli da citare visto che il regime forfettario è stato introdotto da poco tempo. E’ certo però che quando cominceranno i controlli i recuperi di imposta potranno essere piuttosto pesanti.

Variazioni di residenza del titolare.

Ci si dimentica che se il titolare di una azienda cambia indirizzo occorre comunicare i cambi di residenza a CCIAA, INPS, Agenzia delle Entrate. Spesso chi gestisce da solo la propria posizione fiscale  finisce per cambiare solo la residenza della ditta e non quella del titolare della ditta ritenendo erroneamente che il cambio di residenza avvenga automaticamente. Non è così. Anche se l’Agenzia delle Entrate recepisce dalle anagrafiche comunali le variazioni di indirizzo ciò non toglie che il contribuente titolare di partita iva debba comunicare la variazione di indirizzo a tutti gli enti (Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL etc. etc.).

Per rimediare a questi e altri errori contattaci qui.