Se stai pensando di aprire un negozio online o hai già avviato le prime vendite su Amazon, Shopify o Etsy, probabilmente ti stai chiedendo da dove cominciare sul fronte fiscale. Come commercialista eCommerce Torino, ogni settimana riceviamo questa domanda da imprenditori digitali alle prime armi e da chi ha già venduto qualcosa senza sapere esattamente cosa dichiarare. In questa guida pratica ti spieghiamo esattamente cosa fare, passo per passo, per essere in regola nel 2026 senza perdere tempo e senza rischiare sanzioni. Il quadro normativo è cambiato significativamente e chi vende online — anche in piccole quantità — non può più permettersi di improvvisare.
Primo passo: scegliere il regime fiscale giusto per il tuo negozio online
La prima decisione da prendere quando apri una partita IVA per un negozio online è il regime fiscale. Nel 2026 esistono due opzioni principali: il regime forfettario e il regime ordinario.
Il regime forfettario è la scelta più comune per chi inizia. Permette di pagare un’imposta sostitutiva del 15% (ridotta al 5% per i primi cinque anni) sul reddito calcolato con un coefficiente di redditività. Non si addebita IVA, non si fa liquidazione, la contabilità è semplificata. Ma attenzione: nel settore e-commerce la soglia di 85.000 € di ricavi annui può essere raggiunta molto più in fretta di quanto si pensi — e sui marketplace conta anche la quota trattenuta dalla piattaforma.
Il regime ordinario è obbligatorio chi supera quella soglia, e può risultare conveniente anche prima per chi ha importanti costi deducibili.
Secondo passo: aprire la partita IVA con il codice ATECO corretto
Una volta scelto il regime, bisogna aprire la partita IVA negozio online con il codice ATECO corretto. Per chi vende prodotti fisici online, il codice di riferimento unico per gli ecommerce non esiste più, o meglio occorre verificare se non esista un codice specifico adatto al tipo di prodotti che si intende commercializzare. Chi vende prodotti digitali o servizi online utilizzerà codici diversi.
L’apertura è gratuita e telematica. Per i commercianti sono però necessarie anche l’iscrizione al Registro delle Imprese e la SCIA al Comune (5-7 giorni lavorativi, con costo).
Se vendi su Amazon, la piattaforma richiederà i dati della tua partita IVA per gli adempimenti DAC7.
Terzo passo: impostare correttamente la fatturazione elettronica ecommerce
Nel 2026 la fatturazione elettronica ecommerce è obbligatoria per tutte le partite IVA in regime ordinario. Ma ricorda la fattura la emetti solo se ti viene richiesta dal cliente, altrimenti puoi semplicemente registrare i totali delle vendite giornaliere sul tuo registro dei corrispettivi. Gli ecommerce non hanno obbligo del registratore telematico, ma in alcuni casi può essere utile adottarlo per semplicità di gestione.
Errore frequente: chi vende su Shopify o usa Stripe/PayPal deve riconciliare manualmente gli incassi digitali con i registri contabili. La mancata quadratura tra incassi e ricavi dichiarati è una delle principali cause di irregolarità.
Per chi vende in Europa: oltre i 10.000 € di vendite annue verso consumatori UE è obbligatoria la registrazione OSS.
Il vantaggio di affidarsi a un commercialista eCommerce Torino
Torino e il Piemonte stanno vivendo una stagione di forte crescita del commercio digitale: artigiani, produttori locali e micro-imprese aprono canali online sempre più spesso. Questa doppia presenza — fisica e digitale — crea complessità fiscali che non tutti i commercialisti generalisti conoscono.
Affidarsi a una consulenza fiscale Torino specializzata significa avere un professionista che conosce le piattaforme, sa come funziona la rendicontazione dei marketplace e imposta una struttura contabile che regge ai controlli.
Hai aperto o stai aprendo un negozio online? Contattaci per una consulenza gratuita: i nostri specialisti in fiscalità ecommerce a Torino analizzeranno la tua situazione e ti aiuteranno a scegliere il percorso fiscale più adatto. → Contattaci