Per vent’anni l’e-commerce è stato progettato per convincere una persona: fotografie curate, testi persuasivi, recensioni in evidenza. Da qualche mese si è aperto un secondo destinatario, che quelle leve non le percepisce. È l’assistente AI a cui il cliente chiede di trovare, confrontare e a volte acquistare al posto suo. Si chiama agentic commerce e in Italia è ancora agli inizi, ma la direzione è leggibile nei dati. Vediamo che cosa comporta davvero per chi vende online, senza sopravvalutare il fenomeno e senza arrivarci impreparati.

Che cos’è l’agentic commerce, in concreto?

Un agente è un software che riceve una delega e agisce: “trovami uno zaino da 30 litri impermeabile sotto i 90 euro, consegna entro venerdì”. Da lì cerca, confronta, filtra e restituisce una selezione ristretta, in alcuni casi completando anche il pagamento.

La differenza rispetto a un motore di ricerca è sostanziale. Il motore restituisce dieci link e lascia scegliere; l’agente restituisce due o tre opzioni e motiva. Chi non entra in quella selezione non viene scartato dal cliente: non gli viene proprio mostrato. E l’agente non decide guardando un’immagine di prodotto, ma leggendo attributi: prezzo, disponibilità, tempi di consegna, politica di reso, misure, materiali, compatibilità, condizioni di garanzia.

Quanto è già reale in Italia?

Vale la pena distinguere il fenomeno dall’attesa che lo circonda. Il report Ecommerce Italia 2026 di Casaleggio Associati indica il commercio agentico come la trasformazione più profonda in corso nel settore, ma segnala anche che l’adozione dell’AI da parte delle aziende italiane è ancora in una fase strumentale: il 35% degli operatori dichiara di averla implementata, e quasi sempre per generare contenuti, tradurre, fare SEO e gestire il servizio clienti.

Dal lato del consumatore i numeri sono più avanti. La ricerca Netcomm NetRetail 2026 rileva che l’uso di AI e chatbot è già comune in categorie come viaggi, arredamento ed elettronica, con impieghi prevalenti nel confronto tra prezzi e prodotti (67%), nei suggerimenti personalizzati (66,8%) e nella sintesi delle recensioni (61,2%). Il presidente di Netcomm, in occasione del Forum di maggio, ha osservato che l’agentic commerce è una direzione rilevante ma non ancora pienamente operativa nel mercato italiano, e che i fattori abilitanti saranno la qualità dei dati e l’integrazione dei sistemi.

Anche fuori dall’Italia il quadro va letto con misura: diverse analisi del 2026 osservano che il pagamento dentro l’interfaccia AI non è decollato come previsto, e che il modello prevalente resta la scoperta nell’assistente e l’acquisto sul sito del venditore. Questo, per un merchant, è una buona notizia: significa che il campo di gioco è ancora la propria scheda prodotto.

Che cosa guarda un agente quando sceglie?

Se il cliente delega, il tuo interlocutore diventa un sistema che legge dati strutturati. Ecco dove si concentra la differenza fra un catalogo leggibile e uno che resta invisibile:

Elemento

Cosa serve davvero

Errore frequente

Identificativi

EAN/GTIN, codice produttore, marca

Prodotti senza codice, impossibili da riconciliare

Attributi

Misure, materiali, compatibilità, colore, peso

Informazioni solo nel testo descrittivo o nelle immagini

Disponibilità

Stock aggiornato in tempo quasi reale

Feed aggiornato una volta al giorno

Consegna e resi

Tempi e costi espliciti, condizioni di reso

Rimando generico a una pagina di condizioni

Prezzo

Prezzo finale con eventuali costi accessori

Prezzo che cambia solo al checkout

È un lavoro poco appariscente e molto redditizio in termini di ordine interno: gli stessi dati servono anche ai marketplace, ai comparatori e alla scheda prodotto classica.

Da dove si comincia: quattro azioni

Non serve un progetto di trasformazione. Servono quattro passaggi che si possono avviare questo mese.

  • Fai un inventario degli attributi mancanti. Esporta il catalogo e conta quante righe non hanno GTIN, misure o peso: è la fotografia da cui parte tutto.
  • Porta le informazioni fuori dal testo. Ciò che è scritto solo nella descrizione va spostato in campi strutturati e in dati schema.org sulla pagina prodotto.
  • Interroga gli assistenti come farebbe un cliente. Poni a ChatGPT, Gemini, Copilot e Perplexity le tre o quattro domande d’acquisto tipiche del tuo settore e annota se il tuo marchio compare, come viene descritto e da quali fonti.
  • Rafforza i canali diretti. Email, WhatsApp, app e programmi fedeltà restano l’unico patrimonio di relazione che nessun intermediario può disintermediare.

Le tre difese che restano in mano al venditore

Il report di Casaleggio individua tre leve che riducono la sostituibilità del prodotto in un confronto automatico, e sono tre leve che un’impresa piccola può presidiare.

Il marchio agisce prima della delega: se il cliente chiede all’assistente un prodotto di una marca precisa, la scelta è già stata fatta a monte. L’esperienza agisce sul desiderio di partecipare all’acquisto, ed è la ragione per cui contenuti, live shopping e community continuano a funzionare. La relazione agisce sui dati di prima parte: sapere che cosa un cliente ha comprato e quando è un patrimonio che nessun agente esterno possiede.

 

In sintesi

  • L’agentic commerce sposta parte della scelta dal cliente a un assistente che legge dati, non immagini.
  • In Italia il fenomeno è agli inizi: il 35% delle aziende usa l’AI, ma quasi solo per contenuti e servizio clienti.
  • Il modello prevalente resta scoperta nell’assistente e acquisto sul sito: la scheda prodotto conta ancora.
  • Il lavoro utile oggi è sui dati di catalogo: identificativi, attributi, disponibilità, consegna, prezzo finale.
  • Marchio, esperienza e relazione diretta restano le leve che riducono la sostituibilità.

Domande frequenti

Devo cambiare piattaforma e-commerce per prepararmi?

Nella maggior parte dei casi no. Il lavoro riguarda la qualità e la struttura dei dati di prodotto, che si possono migliorare su Shopify, WooCommerce, Prestashop o Magento senza cambiare tecnologia.

Serve investire in strumenti di AI?

Prima di aggiungere strumenti conviene sistemare le fondamenta. Un catalogo con attributi incompleti resta poco leggibile anche con il software più aggiornato sopra.

Come faccio a sapere se il mio marchio compare nelle risposte AI?

Il metodo più semplice è la verifica manuale periodica: le stesse domande, poste ogni mese ai principali assistenti, annotando risposte e fonti citate. È un’attività che richiede poco tempo e restituisce un andamento leggibile.

Vale anche per chi vende su marketplace?

Sì, e in modo diretto: i marketplace sono già oggi tra le fonti più consultate dagli agenti, e la qualità della scheda dipende dagli stessi attributi.

Per approfondire

Se questo è il tema su cui vuoi lavorare nei prossimi mesi, sul blog trovi l’articolo dedicato alla visibilità nei motori di ricerca basati su AI, che affronta la stessa questione dal lato della SEO.

Un’ultima nota, dal nostro punto di osservazione: crescere online porta con sé decisioni che non sono solo di marketing. Vendere in più Paesi, aprire un canale marketplace o cambiare modello di consegna sposta anche gli adempimenti IVA e la struttura contabile. Se ti stai muovendo in quella direzione, puoi vedere come lavoriamo nella pagina Commercialista specializzato in e-commerce.