Mentre il dibattito quotidiano si concentra su dazi e adempimenti immediati, sullo sfondo prende forma la più grande riforma dell’IVA europea degli ultimi anni: il pacchetto ViDA (VAT in the Digital Age), entrato in vigore il 14 aprile 2025 e attualmente in fase di recepimento in Italia – il decreto è stato posto in consultazione pubblica dal MEF nel giugno 2026. Per chi vende online al di fuori dei confini nazionali si tratta di un cambiamento strutturale: meno registrazioni IVA in giro per l’Europa, un OSS più potente e regole nuove per i marketplace. Vediamo cosa aspettarsi e come muoversi per tempo.

Cos’è ViDA e perché riguarda gli e-commerce

ViDA è un pacchetto di misure che modernizza il sistema IVA dell’Unione lungo tre direttrici: la digitalizzazione degli obblighi di rendicontazione con la fatturazione elettronica per le operazioni transfrontaliere B2B, il ruolo delle piattaforme digitali nell’economia dei servizi, e la semplificazione della registrazione IVA. È quest’ultimo pilastro – la cosiddetta registrazione IVA unica – quello che tocca più da vicino chi vende beni in più Paesi UE. L’obiettivo dichiarato è ridurre i costi di conformità e gli ostacoli amministrativi, evitando che un’impresa debba aprire una posizione IVA in ogni Stato in cui movimenta merce.

La registrazione IVA unica dal 2028

Il cuore della semplificazione è l’ampliamento del regime OSS (One Stop Shop). Dal 1° luglio 2028 lo sportello unico coprirà molte più operazioni di oggi, consentendo di dichiarare e versare l’IVA di più Paesi tramite un’unica registrazione nello Stato di stabilimento. In pratica, molte delle situazioni che oggi obbligano il venditore ad aprire una partita IVA locale in un altro Stato membro potranno essere gestite dall’Italia tramite OSS.

Il trasferimento di beni propri (Transfer of Own Goods)

La novità più rilevante per chi usa la logistica europea riguarda i trasferimenti di stock di beni propri da uno Stato membro a un altro – ad esempio lo spostamento di merce verso un proprio magazzino in Germania o in Francia, oppure verso i centri logistici di un marketplace. Oggi queste movimentazioni generano obblighi di registrazione IVA locali; con ViDA potranno essere dichiarate tramite un nuovo regime OSS dedicato. Di riflesso, il regime di call-off stock verrà progressivamente eliminato: le spedizioni potranno rientrarvi solo se effettuate entro il 30 giugno 2028 e dal 1° luglio 2029 non sarà più applicabile.

Un OSS più ampio: cessioni domestiche ed energia

L’OSS verrà esteso anche alle cessioni nazionali di beni effettuate da soggetti non stabiliti, alle forniture con installazione o assemblaggio, alle cessioni a bordo di mezzi di trasporto passeggeri UE e alle forniture di energia elettrica, gas, riscaldamento e raffreddamento (queste ultime applicabili dal 1° gennaio 2027). Per l’imprenditore e-commerce il messaggio pratico è chiaro: nei prossimi anni un numero crescente di operazioni transfrontaliere potrà essere gestito da un unico punto di contatto, riducendo la frammentazione degli adempimenti.

Le piattaforme come fornitori presunti

Il terzo tassello riguarda le piattaforme digitali. In determinati casi il marketplace assume il ruolo di “fornitore presunto” (deemed supplier): incassa e versa l’IVA al posto del venditore che opera tramite la piattaforma. Il modello, già noto per le vendite a distanza di beni importati, viene esteso e rafforzato. Per chi vende su marketplace terzi è fondamentale capire quando l’onere IVA passa in capo alla piattaforma e quando invece resta sul venditore: da questo dipende la corretta fatturazione e la gestione della propria posizione fiscale.

Fatturazione elettronica transfrontaliera dal 2030

Sul fronte della rendicontazione, ViDA introduce obblighi di Digital Reporting per le operazioni transfrontaliere B2B a partire dal 1° luglio 2030, basati sulla fatturazione elettronica. L’Italia parte avvantaggiata: il sistema di e-fatturazione tramite Sistema di Interscambio è già una realtà consolidata. Nel 2026 lo standard semantico europeo EN 16931 è stato aggiornato proprio per adattarsi alle transazioni B2B e ai nuovi requisiti di rendicontazione digitale. Chi vende oltre confine dovrà nei prossimi anni allineare i propri gestionali a questo standard comune.

Cosa fare adesso

La riforma è scaglionata fino al 2030, ma non conviene aspettare. Suggeriamo di mappare fin da subito dove si trova fisicamente la propria merce in Europa e quali posizioni IVA locali si detengono: sono proprio quelle che ViDA punta a semplificare. È utile inoltre verificare se il proprio software di contabilità e il gestionale e-commerce siano pronti a gestire l’OSS esteso e lo standard di fatturazione europeo. Muoversi in anticipo consente di eliminare registrazioni IVA locali costose e di ridurre il rischio di errori nella transizione.

In sintesi

  • ViDA è la riforma IVA UE che introduce registrazione unica, OSS ampliato ed e-fatturazione transfrontaliera.
  • Dal 1° luglio 2028 registrazione IVA unica: meno partite IVA locali per chi vende in più Paesi UE.
  • I trasferimenti di beni propri tra Stati UE potranno essere gestiti via OSS; call-off stock verso l’uscita.
  • Piattaforme come fornitori presunti: attenzione a chi versa l’IVA sulle vendite via marketplace.
  • Digital Reporting B2B transfrontaliero dal 1° luglio 2030; l’Italia parte avvantaggiata sull’e-fattura.

Domande frequenti

ViDA è già in vigore?

Il pacchetto è entrato in vigore il 14 aprile 2025, ma le singole misure hanno una tempistica scaglionata fino al 2030. In Italia il decreto di recepimento è stato posto in consultazione pubblica dal MEF nel giugno 2026.

Con la registrazione IVA unica potrò chiudere le mie partite IVA estere?

In molti casi sì. Dal 2028 l’OSS ampliato consentirà di gestire tramite un’unica registrazione operazioni che oggi richiedono posizioni IVA locali. Ogni situazione va però valutata singolarmente in base al modello logistico.

Cosa cambia se vendo solo tramite marketplace?

Con le regole sul fornitore presunto, in molti casi sarà la piattaforma a incassare e versare l’IVA. È essenziale capire in quali operazioni ciò avviene, per fatturare correttamente e non versare due volte l’imposta.

Devo cambiare il mio software di fatturazione?

Non subito, ma conviene verificarne l’aggiornabilità allo standard EN 16931 e la compatibilità con l’OSS esteso, in vista degli obblighi di Digital Reporting del 2030.

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