Ogni nuovo provvedimento fiscale tende a piacere subito ai media, ai giornali e ai consulenti, specialmente quelli organizzati in forma imprenditoriale. In molti casi, attira persino l’attenzione dei singoli professionisti. “I principali danneggiati da questo meccanismo sono i contribuenti. Spesso, questi si lasciano convincere dalle campagne mediatiche promosse dalle istituzioni o dalle pubblicità di consulenti poco etici.” Ma andiamo con ordine e prendiamo in considerazione tutti gli aspetti ad uno ad uno.

Si intende con questo articolo parlare del processo in generale che capita quando ci sono nuove norme fiscali che siano realmente o falsamente agevolative per i contribuenti. Vedremo nel dettaglio  l’esempio del CPB concordato preventivo biennale, esempio molto attuale e vediamo di capirne di più analizzando gli interessi e le motivazioni di ciascuno degli attori coinvolti nel processo che illustreremo.

Il Governo e il Parlamento, con provvedimenti fiscali come il CPB, mirano principalmente a incrementare le entrate statali. Tuttavia, vogliono anche far apparire queste misure come un sostegno ai contribuenti, in modo che possano essere vantate durante le prossime campagne elettorali come aiuto agli imprenditori. Lasciamo stare che ogni provvedimento fiscale dovrebbe essere valutato anche in ordine agli effetti che sull’economia reale che dovrebbe avere, ma i nostri legislatori non sono così fini. Con questi intenti è evidente che il governo e quindi il braccio operativo: Agenzia delle Entrate deve rendere appetibile il provvedimento di legge. In questi mesi abbiamo assistito a tre eventi che sono andati nella direzione di tentare di generare maggiore interesse per i contribuenti:

  1. Chi non aderisce entra in liste selettive di controllo: si comincia da quella che è nella pratica una minaccia di un accertamento fiscale a carico di chi non aderisce. Certo sul piano giuridico non la possiamo considerare un atteggiamento in qualche modo illegale o illecito ma certamente sul piano etico qualche sopracciglio dovrebbe alzarsi …
  2. Piovono i chiarimenti con circolari fiume per spiegare come va applicata, chi può applicarla e così via per far rientrare coloro che giustamente si chiedevano: ed io posso applicarlo? visto che mi hanno anche “invitato” con tanto di lista selettiva?
  3. Agenzia delle entrate fa pervenire sul cassetto fiscale di ciascun contribuente una comunicazione che si presenta con questo titolo: “la scheda illustra i principali benefici fiscali derivanti dall’adesione al nuovo istituto del Concordato preventivo biennale e contiene alcuni elementi di sintesi relativi all’attività economica da lei esercitata.” Un evidente invito a mettere in risalto i benefici ma nessuna evidenza di quelli che sono gli svantaggi. E’ bene sapere che Agenzia delle Entrate, da un lato ha il compito di riscuotere le imposte dai cittadini e al tempo stesso ha il compito di informare i cittadini….compiti che sono spesso in contrasto tra loro. 

Abbiamo quindi chiaro che al contribuente arriva forte è chiaro il messaggio delle istituzioni: aderite al concordato preventivo biennale perchè ha “benefici fiscali”. 

Quindi chiarito il ruolo dello Stato nel lancio della misura Concordato Preventivo Biennale, vediamo quali sono i ruoli, gli interessi e i compiti degli altri attori nel processo di analisi di convenienza del concordato preventivo biennale.

I media intesi come giornali generalisti, stampa specializzata svolgono il loro ruolo e quindi fanno da amplificatori del messaggio lanciato dal Governo. Svolgono questo ruolo i media generalisti inserendo questa iniziativa nel dibattito politico e paradossalmente il dibattito prevede dua parti: da un lato coloro che pubblicizzano il provvedimento come utile ad i contribuenti perchè li porta a risparmiare imposte, dall’altro lato coloro che per motivi politici contestano il provvedimento mandano questo messaggio: il provvedimento aiuta gli evasori. A ben vedere qui si crea un bel corto circuito: da tutte e due le parti il messaggio che arriva al contribuente è: pagherai meno tasse se aderisci al concordato preventivo biennale! Non ragioniamo qui se ciò sia vero o meno, ma prendiamo atto che i media generalisti non aiutano il contribuente con informazioni precise o indicazioni che possano farli ragionare sulla convenienza o meno del provvedimento. 

La stampa specializzata,e le software house compiono egregiamente il lavoro di analisi del provvedimento e quindi inevitabile che vengano messi in risalto sia gli aspetti positivi che gli aspetti negativi del provvedimento. Una attenta lettura della stampa specializzata può portare a farsi un’idea corretta delle caratteristiche di questo provvedimento. Purtroppo il linguaggio utilizzato è necessariamente tecnico e non accessibile alla generalità dei contribuenti. Rimane il fatto che la stampa specializzata vive non solo di articoli di giornali ma anche di corsi, webinar, edizioni speciali dedicate, etc. insomma vive grazie all’approfondimento della materia. Se si affermasse che il CPB è una norma scritta male, irta di insidie per il contribuente, verrebbe accantonata. Le software house, spesso proprietarie anche di testate giornalistiche specializzate, propongono anch’esse corsi e webinar di approfondimento per aiutare i professionisti ad aiutare i loro clienti. E’ evidente che a nessuno di loro conviene criticare ed affondare una norma prima di avere venduto corsi e webinar. Alcune software house poi vendono come opzione il software specifico e necessario per poter inviare le comunicazioni di adesione al concordato preventivo biennale. E’ evidente quindi che a nessuno conviene affondare un provvedimento che appare scritto male, applicato peggio per non parlare degli effetti sull’economia reale che tale provvedimento ha. 

La pubblicità ingannevole

Per ogni provvedimento di legge, incluso il Concordato preventivo biennale, che possa far risparmiare imposte nascono proposte commerciali di ogni tipo, spesso poco etiche e che invitano ad agire per ottenere lo sgravio fiscale tanto meritato e così via. Insomma ogni nuovo provvedimento porta con se delle sirene, che al pari di quelle di Ulisse, attirano il contribuente verso il cambio del consulente o verso l’acquisto di consulenze miracolose.  Tra le pubblicità ingannevoli ahimè c’è da aggiungere anche lo spot finanziato dal Governo per promuovere il Concordato Preventivo Biennale.

Commercialisti e società di consulenza. 

Ecco che arriviamo ai protagonisti che più da vicino sono a contatto con il contribuente e sul quale poi grava anche la responsabilità professionale dell’adesione al CPB o della mancata adesione al CPB da parte del contribuente. E’ evidente che una società di consulenza o un professionista che abbia speso ore di consulenza studiando il tema abbia la necessità di rientrare delle spese sostenute oltre a doverne necessariamente trarre un margine di profitto. Quindi se non vi è la capacità di vendere la consulenza per il CPB al cliente sia nel caso questo adotti il concordato e sia nel caso non adotti il concordato, allora alcuni saranno indotti a preferire l’opzione di adesione al concordato anche qualora la convenienza non sia così rilevante. E’ evidente da quanto sopra che spesso il contribuente arriva al colloquio con il proprio consulente di fiducia, avendone già sentito parlare bene del provvedimento di legge, in questo caso il CPB, ma potrebbe essere qualsiasi altri provvedimento. Talvolta si formano delle convinzioni sul CPB basate solo su media generalisti e pubblicità poco etiche.

In conclusione se sei un contribuente con o senza partita iva, mi auguro con questo articolo di aver chiarito che è importante non accettare passivamente le proposte fiscali solo perché vengono presentate come vantaggiose. È essenziale informarsi bene, cercando di capire sia i benefici che i rischi, senza lasciarsi influenzare troppo dai media generalisti, che spesso semplificano le cose. Prima di aderire a un provvedimento come il CPB, è necessario valutare attentamente tutti i costi e le conseguenze a lungo termine. Infine, ricorda che l’Agenzia delle Entrate non sempre fornisce una visione completa, quindi è sempre meglio approfondire prima di prendere una decisione.