Negli ultimi anni, il Tax Control Framework (TCF) è diventato un elemento cruciale per la gestione efficace del rischio fiscale nelle aziende, specialmente in relazione al regime di adempimento collaborativo, introdotto in Italia con il DLgs. 128/2015. Questo strumento rappresenta un sistema interno di procedure e controlli ideato per rilevare, misurare e mitigare i rischi fiscali, ponendo le imprese in una posizione di maggiore trasparenza e collaborazione con l’amministrazione finanziaria.

Cos’è il Tax Control Framework?

Il TCF è un sistema strutturato di procedure che consente alle imprese di affrontare proattivamente i rischi fiscali. Un TCF ben implementato deve prevedere:

  • Ruoli e responsabilità definiti per la gestione del rischio fiscale.
  • Procedure di rilevamento e correzione dei rischi in tempo utile.
  • Mappatura dei rischi fiscali legati ai processi aziendali.

L’efficacia del TCF risiede nella sua capacità di rendere l’azienda consapevole dei potenziali rischi prima che si trasformino in dispute fiscali. A questo proposito, l’adozione del TCF è spesso considerata un prerequisito per l’adesione al regime di adempimento collaborativo.

Regime di adempimento collaborativo e certificazione

Il regime di adempimento collaborativo è destinato alle imprese che vogliono stabilire un dialogo costante e trasparente con l’Agenzia delle Entrate, evitando così possibili conflitti e accertamenti futuri. Per accedere a questo regime, le aziende devono dotarsi di un TCF certificato da un professionista indipendente. Il recente decreto in fase di approvazione indica i requisiti soggettivi per i certificatori, che includono avvocati e commercialisti con almeno cinque anni di iscrizione all’albo professionale e competenze specifiche in controllo interno, gestione del rischio e diritto tributario.

Requisiti per il professionista certificatore

Il ruolo del certificatore del TCF è fondamentale per garantire che le aziende rispettino standard elevati nella gestione del rischio fiscale. Il decreto stabilisce che il professionista deve soddisfare una serie di requisiti precisi per essere abilitato alla certificazione:

  • Esperienza professionale: il certificatore deve essere iscritto all’albo professionale da almeno cinque anni. Questo assicura che il professionista abbia acquisito una base solida di esperienza e competenza.
  • Competenze specifiche: è necessario che il professionista abbia conoscenze approfondite in materia di:
    • Sistemi di controllo interno e gestione del rischio.
    • Principi contabili applicati dall’impresa nei periodi oggetto della certificazione.
    • Diritto tributario, per garantire una valutazione adeguata dei rischi fiscali e delle normative in vigore.
  • Attestazione della professionalità: queste competenze devono essere riconosciute dall’ordine professionale di appartenenza del certificatore, e il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), insieme all’Agenzia delle Entrate e ai Consigli nazionali, definiranno i percorsi formativi e le modalità di attestazione.

Indipendenza del certificatore

Uno degli aspetti più rilevanti del processo di certificazione è l’indipendenza del professionista. Il decreto pone particolare attenzione a garantire che il certificatore non abbia conflitti di interesse, stabilendo regole stringenti per prevenire influenze esterne. Le cause di incompatibilità includono:

  • Ruoli precedenti nell’azienda: il certificatore non può aver ricoperto cariche sociali o aver fornito servizi funzionali alla creazione del TCF nei due anni precedenti.
  • Indipendenza rispetto al soggetto incaricante: il professionista non può accettare incarichi se ha fornito consulenze o servizi di natura patrimoniale che possano compromettere l’imparzialità.
  • Conflitti interni: anche se l’attività di consulenza è stata offerta da un altro membro della stessa associazione professionale o STP (Società tra Professionisti), ci sono limiti chiari, per evitare sovrapposizioni di ruoli.

Compiti e adempimenti del certificatore

Il certificatore è tenuto a effettuare controlli dettagliati che si articolano su due livelli:

  1. Company level: verifica generale dei processi di controllo per accertare la completezza della documentazione relativa al processo di gestione del rischio fiscale.
  2. Activity level: esame dei rischi specifici legati ai processi aziendali e verifica dell’efficacia dei controlli implementati.

La certificazione ha validità triennale, durante la quale possono essere richiesti aggiornamenti in caso di modifiche significative nella struttura aziendale.

Vantaggi e prospettive per le imprese

Aderire al TCF e al regime di adempimento collaborativo offre diversi benefici, come:

  • Riduzione delle sanzioni amministrative in caso di violazioni non gravi.
  • Sospensione della riscossione durante le verifiche fiscali.
  • Esenzione dalla prestazione di garanzie per il rimborso delle imposte.
  • Risparmio di tempo e risoluzione preventiva di conflitti fiscali attraverso l’interpello abbreviato.

Questi vantaggi non solo migliorano la gestione del rischio fiscale, ma rafforzano la reputazione aziendale grazie a un approccio proattivo e trasparente.

In due parole

Il Tax Control Framework rappresenta una risorsa utile per le grandi aziende che desiderano operare con maggiore sicurezza e conformità in un panorama fiscale complesso. Con l’entrata in vigore delle nuove norme sui requisiti dei certificatori, il TCF si consolida come uno strumento fondamentale per promuovere un’interazione positiva tra le imprese e l’amministrazione fiscale.