Spesso gli altri paesi, e sicuramente tra questi vi è la Cina vengono immaginati come distanti e quindi come non “permeabili” alla normativa fiscale. Esistono in realtà accordi tra Italia e vari paesi e tra questi la Cina, per andare a regolamentare quelle situazioni di incertezza fiscale, laddove le convenzioni esplicano tutta la loro utilità. E’ notizia di questi giorni dell’approvazione in in via definitiva dalla Camera la nuova Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Repubblica Popolare Cinese.

Si tratta di un accordo di notevole rilevanza, considerando che la Cina rappresenta il secondo paese per importazioni in Italia secondo i dati del 2023. Il trattato bilaterale, firmato a Roma nel marzo 2019, introduce diverse novità significative nel quadro fiscale tra i due paesi.

Una delle modifiche più rilevanti riguarda il trattamento dei dividendi. Il nuovo accordo prevede un sistema più articolato rispetto alla precedente aliquota fissa del 10%: viene infatti introdotta un’aliquota agevolata del 5% per le società che mantengono una partecipazione significativa per almeno un anno, mentre negli altri casi resta in vigore l’aliquota del 10%.

Sul fronte degli interessi, la Convenzione mantiene l’impianto generale con l’aliquota massima del 10%, ma introduce agevolazioni specifiche per il finanziamento di progetti di investimento da parte di istituzioni finanziarie. Particolare attenzione è stata dedicata anche al trattamento delle royalties, con una specifica riduzione della base imponibile per le attrezzature industriali, commerciali e scientifiche.

Il nuovo accordo rivede anche le regole sulla residenza fiscale e sulla stabile organizzazione, con quest’ultima che vede estendersi a 12 mesi il periodo minimo per la costituzione nel caso di cantieri e progetti di costruzione. Per quanto riguarda il lavoro subordinato, sono state introdotte modifiche più flessibili nel calcolo del periodo di permanenza.

Per vedere operativa la nuova Convenzione sarà necessario attendere il completamento dell’iter di ratifica anche da parte cinese e il successivo scambio degli strumenti di ratifica tra i due paesi.

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