Il 2026 è un anno di svolta per chi vende online in Italia. Nuove norme, controlli rafforzati e una riforma europea in corso di recepimento stanno ridisegnando il panorama fiscale del commercio digitale. Come commercialista eCommerce Torino seguiamo costantemente l’evoluzione normativa per tradurla in indicazioni operative concrete per i nostri clienti. In questo articolo facciamo il punto su tutte le novità che riguardano il regime fiscale vendite online nel 2026: dal regime forfettario alla direttiva ViDA, passando per la DAC7 e le novità sulla fatturazione elettronica ecommerce. Se vendi su Amazon, Shopify, Etsy o attraverso il tuo sito, questo aggiornamento è essenziale.

Le novità 2026 sul regime forfettario per e-commerce

Il regime forfettario — la partita IVA negozio online con imposta sostitutiva al 15% per chi non supera 85.000 euro di ricavi annui — non ha subito modifiche strutturali con la Legge di Bilancio 2025, ma alcune novità di contorno incidono in modo significativo su chi vende online.

La principale riguarda i controlli potenziati dell’Agenzia delle Entrate. Il Fisco ha annunciato un’intensificazione delle verifiche sui titolari di partita IVA forfettaria, con attenzione specifica ai dati provenienti dalle piattaforme digitali, dai software di fatturazione e dai pagamenti elettronici. In pratica, i dati comunicati dai marketplace tramite DAC7 vengono incrociati con le dichiarazioni dei redditi per individuare eventuali omissioni o sottodichiarazioni.

Un’altra norma da tenere presente: il limite di reddito da lavoro dipendente per accedere al forfettario è stato innalzato a 35.000 euro per il 2025 e 2026. Chi ha un contratto dipendente e vuole aprire un e-commerce parallelo deve verificare attentamente questo requisito di accesso.

Infine, il criterio di cassa rimane la regola base: ai fini del limite degli 85.000 euro contano solo i ricavi effettivamente incassati nell’anno, indipendentemente dalla data di emissione della fattura.

La direttiva ViDA e il recepimento italiano: cosa cambia per l’IVA nell’e-commerce

La riforma più rilevante a livello europeo è il pacchetto ViDA — VAT in the Digital Age, adottato dall’UE nel marzo 2025 e in corso di recepimento da parte dell’Italia. Il 9 aprile 2026, con l’approvazione della legge di delegazione europea, il governo italiano ha ricevuto il mandato ufficiale per emanare i decreti attuativi.

Le principali misure che impatteranno il regime fiscale vendite online sono tre. La prima è la registrazione IVA unica europea: tramite l’estensione del sistema OSS, le imprese italiane potranno gestire l’IVA su tutte le vendite B2C nell’UE attraverso un unico portale. La seconda riguarda le piattaforme come “fornitori presunti”: per servizi digitali e affitti brevi, la piattaforma diventa il soggetto responsabile del versamento IVA. La terza, operativa dal 2030, introduce i Digital Reporting Requirements: ogni transazione B2B intra-UE genererà un flusso di dati trasmesso in tempo reale alle autorità fiscali europee.

DAC7 e la trasparenza fiscale sui marketplace

La direttiva DAC7 è già in vigore dal 2023 e ha cambiato radicalmente il rapporto tra marketplace e fisco. Piattaforme come Amazon, eBay, Etsy, Vinted e Shopify sono obbligate a raccogliere, verificare e trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati fiscali di ogni venditore che superi 2.000 euro di ricavi annui o 30 transazioni su una singola piattaforma.

I dati comunicati includono nome, indirizzo, codice fiscale o partita IVA, numero di transazioni, ricavi lordi, rimborsi e commissioni. Questi dati vengono poi incrociati con le dichiarazioni fiscali per rilevare incongruenze. Per chi gestisce più canali di vendita, la consulenza di un commercialista eCommerce Torino specializzato è indispensabile per garantire la coerenza delle posizioni fiscali.

Il contesto torinese e piemontese: perché la normativa conta ancora di più qui

Il tessuto produttivo di Torino e del Piemonte è ricco di micro-imprese, artigiani e PMI che stanno aprendo canali di vendita online. Molti di questi soggetti non hanno ancora una struttura fiscale adeguata al commercio digitale del 2026: gestiscono tutto come “entrate extra” senza aver compreso che le soglie DAC7 scattano rapidamente e che i marketplace segnalano tutto.

Una consulenza fiscale Torino specializzata in e-commerce non è un costo aggiuntivo: è la polizza assicurativa che protegge l’imprenditore digitale dai rischi di accertamento.

Hai bisogno di un aggiornamento normativo personalizzato? Contattaci: i nostri commercialisti eCommerce a Torino sono a tua disposizione per analizzare la tua posizione e tenerti aggiornato su ogni novità che ti riguarda.

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